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lundi 23 juin 2014

Qualità nella Ristorazione. Il ruolo del Tecnologo Alimentare

Reggio Calabria.I profondi cambiamenti dello stile di vita e delle abitudini alimentari degli italiani, con la minore disponibilità di tempo da dedicare agli acquisti e alla preparazione del cibo, hanno determinato la necessità di consumare almeno un pasto fuori casa, usufruendo dei servizi di ristorazione.

“Ristorazione” è un termine onnicomprensivo, una finestra su un grande mondo fatto di prodotti e servizi, un ambito in cui rientrano mode e contingenze alimentari, sistemi di produzione e conservazione degli alimenti, innovazioni logistiche, sostenibilità ambientale, grandi catene e piccole imprese a gestione familiare, mense e buoni pasto. Negli ultimi venti anni, come sottolineano gli ultimi dati del Centro Studi della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi), il numero degli italiani che pranza quotidianamente fuori casa è raddoppiato. Quando si parla di ristorazione fuori casa, si intende, nella sua accezione più ristretta, la ristorazione collettiva (mense aziendali, ospedaliere e scolastiche) e commerciale (pubblici esercizi, bar ristoranti etc.). In tale settore rientrano anche i cosiddetti circuiti alternativi di vendita di alimenti pronti, ossia vending machine, stazioni di servizio stradali, camion gastronomici ambulanti, negozi al dettaglio quali panetterie, gastronomie e simili, la Grande Distribuzione Organizzata con i suoi reparti gastronomici o del take away. In questo grande mondo il Tecnologo Alimentare diventa garante della Qualità Alimentare intesa in primis come soddisfazione dei requisiti di sicurezza degli alimenti per la tutela della salute dei consumatori, in conformità alle normative vigenti e alle aspettative degli utenti del servizio di ristorazione. Il cibo, oltre ad essere igienicamente sicuro, deve soddisfare i bisogni nutrizionali degli individui. Alcune proprietà nutrizionali possono essere infatti degradate da alterazioni attribuibili ai processi di produzione, trasformazione e commercializzazione degli alimenti: contaminazioni microbiche, danno termico o meccanico, ossidazioni, etc.
La corretta gestione di tali processi richiede professionalità e organizzazione e garantisce il raggiungimento dell’obiettivo essenziale dell’alimentazione:nutrire e appagare i sensi, quindi piacere, senza rappresentare un rischio per la salute del consumatore. Il TA si propone come un Professionista della Ristorazione in grado di gestire innanzitutto le numerose problematiche di questo vasto settore tra cui:
  1. Definizione dei pre-requisiti strutturali ed igienico funzionali;
  2. Autocontrollo e controllo ufficiale;
  3. Aggiornamento e formazione del personale;
  4. Definizione dei criteri per l’acquisto delle materie prime o dei pasti pronti;
  5. Stesura e verifica dei capitolati d’appalto;
  6. Organizzazione del sistema di produzione e distribuzione del pasto;
  7. Valutazione della qualità percepita.
Le competenze del TA possono garantire altresì il corretto studio delle porzioni, l’implementazione di strategie per la riduzione e la corretta gestione degli sprechi, la sostenibilità del food service, la scelta degli alimenti e le loro filiere di appartenenza.
La figura del TA si fa garante di una ristorazione che deve dialogare con l’educazione alimentare e del gusto poiché il cibarsi rappresenta uno dei momenti più importanti della vita umana. Quanto fin qui espresso evidenzia come l’impatto della ristorazione sulla salute dei consumatori impone l’obbligo di un controllo sistematico dell’intero processo, presuppone la piena conoscenza e padronanza del sistema ed impone un cambiamento delle politiche di gestione di tale settore. Come Tecnologi Alimentari auspichiamo che si realizzi un radicale cambiamento a partire dalla conversione in leggi e provvedimenti vincolanti di documenti fondamentali quali le linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica, ospedaliera ed assistenziale.
Dr. Antonio Paolillo
Dott.ssa Laura Mongese
Ordine Tecnologi Alimentari Basilicata-Calabria

jeudi 12 juin 2014

Emballage : le verre jugé plus sûr pour la santé

Préoccupés par la sécurité alimentaire et les produits chimiques pouvant passer du contenant au contenu, les consommateurs européens (74%) considèrent le verre comme l'emballage le plus rassurant, révèle une étude européenne de la société InSites Consulting.



La sécurité alimentaire est une préoccupation pour 61% de Français, avant même leur propre santé (58%). À l'échelle européenne, il existe un risque de relargage des produits chimiques de l'emballage jusqu'au contenu, ce qui interroge 66% de consommateurs. Et ce n'est pas un hasard s'ils en sont soucieux. Plus de huit Européens sur dix sont persuadés que le risque est réel pour la santé.  

Dans ces conditions, le verre est l'emballage jugé le plus sûr, avec 74% d'avis favorables, loin devant la brique composite (11%), les plastiques (6%), les canettes métalliques (4%), la boîte en métal (3%) et la caisse-outre, telle que le "bag-in-box", (3%). Seuls 15% d'Européens estiment qu'il existe une interaction du contenu avec l'emballage en verre, contre 59% pour le plastique.  

En conséquence, 61% des parents européens évitent d'acheter des aliments pour bébé emballés dans du plastique et 77% conservent les repas dans des boîtes en verre.  Cette étude a été menée dans onze pays européens auprès d'un échantillon de plus de 8.000 consommateurs, interrogés du 27 février au 7 mars 2014.

Source: http://goo.gl/ZZUjgf
Autre source sur l'étude menée par InSites: http://goo.gl/1kKZla

vendredi 30 mai 2014

Sécurité alimentaire : les produits "premiers prix" ne sont pas assez contrôlés


D'un côté les Sages pointent du doigt des découvertes peu ragoutantes sur certains produits d'entrée de gamme, de l'autre les autorités sanitaires se veulent rassurantes, il y a des contrôles... même s'ils restent insuffisants.

C'est un rapport accablant que la Cour des Comptes a rendu public en février dernier au sujet des produits "premiers prix". Un rapport qui met en cause le manque de contrôle. 

De son côté, la Direction générale de l'alimentation (DGAL) se veut rassurante. Des contrôles il y en a, a-t-elle tenu à rappeler jeudi 29 mai : 85.000 l'an dernier. Un nombre encore insuffisant. 

La Direction de l'Alimentation manque de moyens

Avec 4.700 inspecteurs de contrôle, la Direction générale de l'alimentation a effectué 85.000 contrôles en 2013. Ils ont entraîné 4.000 mises en demeure, 1000 procès verbaux et la fermeture de 600 établissements.

La DGAL a sous sa coupe 400.000 entreprises alimentaires susceptibles d'être contrôlées, plus 500.000 exploitations agricoles. Et elle s'occupe à la fois des pesticides, des fraudes à l'étiquetage des animaux, des médicaments qu'on leur donne, de la conservation des aliments à la listeria dans les fromages. Un champ gigantesque. Alors que les moyens ont diminué : 300 équivalents temps plein ont été supprimés entre 2009 et 2012.

Des entreprises rarement sanctionnées

La Cour des comptes, dans son rapport rendu public en février, dénonce donc des contrôles trop peu nombreux. Les Sages déplorent que les contrôles défectueux ne donnent pas toujours lieu à des sanctions. 

Et que l'auto contrôle, le fait que chaque entreprise doit pratiquer ses propres tests, ne soit pas assez efficace, notamment parce qu'en cas de contrôle non conforme, le laboratoire n'est pas contraint de le dire aux autorités.
Source: http://goo.gl/6xKb17