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mercredi 5 février 2014

Le bio poursuit sa croissance

Le succès de l'agriculture biologique et du marché bio se confirme, et leur développement se poursuit.  Avec 245 nouveaux producteurs, le nombre d’agriculteurs ayant enregistré la reconversion bio début 2013 a presque doublé par rapport à l’année précédente. En 2012,  5731 entreprises agricoles travaillaient selon le Cahier des charges de Bio Suisse et de sa marque le Bourgeon. En ajoutant à ces entreprises les 389 producteurs qui appliquent l’Ordonnance bio de la Confédération, la part de l’agriculture biologique atteint maintenant 11.3% de l’ensemble des domaines agricoles suisses. Quant au commerce de détail, il signe un nouveau record, avec une croissance de 5.3% et un chiffre d’affaires total de 1.83 milliard de francs.

Le bio: un succès incontestable

Avec une croissance de 5.3% et un chiffre d'affaires total de 1.83 milliard de francs, s'est poursuivi, en 2012, le développement continu que connaît le marché bio. La part de marché des propduits bio est passée l'an dernier de 6 à 6.3%. Pratiquement tous les groupes de produits - sauf le fromage et les produits de boulangerie et de biscuiterie - ont augmenté leurs part de marché, ave une progression supérieure à la moyenne pour les produits frais, dont la part de marché atteint 8.5%.
Stand de marché
Document parts bio en valeur (286 Ko) pour 2012 > http://goo.gl/CZa5B1

lundi 30 décembre 2013

Tech startups create virtual farmers markets

Sara Pasquinelli doesn't shop at the grocery store much anymore. The busy mother of two young boys buys nearly all her food from a new online service that delivers to her front door — but it doesn't bring just any food.
The emerging tech startup specializes in dropping off items that Pasquinelli probably would only be able to find at her local farmers market.
Minutes after her weekly GoodEggs.com order arrived at her San Francisco home, Pasquinelli unpacked bags and boxes of finger limes, organic whole milk, kiwi fruit, beef short ribs, Dungeness crab and pastured eggs.
"I don't even remember the last time I went to the store for anything other than bananas and string cheese," said Pasquinelli, an attorney who started using the service about a year ago.
The San Francisco-based Good Eggs is among a new crop of startups using technology to bolster the market for locally produced foods that backers say are better for consumer health, farmworkers, livestock and the environment. These online marketplaces are beginning to change the way people buy groceries and create new markets for small farmers and food makers.
"It's a new way of connecting producers with consumers," said Claire Kremen, a conservation biology professor at the University of California, Berkeley. "The more alternatives people have access to for buying food outside the industrial agricultural regime, the better it can be."
The Good Eggs website features attractive photos of offerings such as Hachiya persimmons, chanterelle mushrooms, grass-fed beef steaks, pureed baby food and gluten-free poppy seed baguettes. It also has pictures and descriptions of the farmers and food makers. Prices are similar to what shoppers pay at a farmers market, and customers can pick up their orders at designated locations or have them delivered for $3.99 — usually two days after they're placed.
"There's this wave of entrepreneurship and creativity happening in the food world, and Good Eggs is all about bringing that high-quality production right to your door," said CEO Rob Spiro, who co-founded the startup after he sold his last company, a social search service called Aardvark, to Google Inc. for $50 million in 2010.

mercredi 9 octobre 2013

Biologico: in Toscana è boom La filiera corta spinge i consumi

La nostra è tra le cinque regioni più "bio" d'Italia

In Toscana è boom di allevamenti biologici, + 28% rispetto al 2011, addirittura + 53% rispetto al 2009. Il granducato si conferma tra le cinque regioni italiane più “bio” d’Italia con 3.530 operatori, tra cui 2.344 produttori (+3%) e quasi 91mila ettari pari a circa l’8% della superficie totale nazionale destinata alla coltivazione biologica.
Tra le colture principali, le foraggere con la produzione di granella, i cereali (+57%), olio (+13%) e vite (+17%) che hanno fatto registrare una tendenza di crescita insieme alla frutta (+33%) e agli agrumi (+14%). In flessione invece gli spazi per la coltivazione di ortaggi (-33%).

L’agricoltura toscana punta (anche) sul biologico, settore in controtendenza come hanno evidenziato i dati di Ismea sui consumi di cibi confezionati nel primo semestre (+8,8%) in una scenario dove, per effetto della crisi, i consumi generali sono in discussione. A dirlo è Coldiretti Toscana analizzando il rapporto Sinab 2012 in occasione della XIV edizione della “Biodomenica”.

Una produzione, quella biologica che ha trovato nella rete di Campagna Amica, nei mercati esclusivi degli agricoltori, nelle Botteghe e nella vendita diretta dal produttore al consumatore un “canale” privilegiato che nel frattempo, in Toscana, ha conosciuto una espansione omogenea su tutto il territorio. Attualmente sono 69 gli appuntamenti con i mercati in piazze, borghi, centri di interesse ogni settimana, 500 le aziende agricole accreditate che effettuano vendita diretta, 25 Botteghe e 25 ristoranti che utilizzano prodotti a km zero nei loro piatti e ricette. Ma a spingere il biologico – spiega Coldiretti - sono stati anche i recenti troppi scandali alimentari che hanno spinto il consumatore a “cercare” prodotti sani, genuini, locali, sostenibili e preferibilmente biologici se non biodinamici.

Source: In Toscana (http://goo.gl/P2tXJU)

vendredi 13 septembre 2013

Consumi del biologico in Italia in continuo aumento: perché?

Il fattore crisi ha messo in ginocchio tantissimi cettori dell'economia del nostro paese, tra cui sicuramente l'agroalimentare che negli ultimi mesi ha avuto una battuta d'arresto non indifferente.
In completa controtendenza, invece, ci sono i consumi del biologico, che in un periodo difficile come questo è stato in grado di riuscire a registrare un +9% sui prodotti confezionati acquistati. Un balzo in avanti che ha sbalordito davvero tutti.
La maggior parte degli italiani, rappresentata dal 54%, ha acquistato almeno un alimento biologico nel corso dell'ultimo anno: in cima alla lista c'è il comparto ortofrutta, che rimane tra le prime scelte anche dei consumatori più diffidenti, seguito poi dal banco frigo con i prodotti caseari (+4,5%) e, infine, quello dei dolci.
Il settore bio, secondo gli ultimi dati rilevati dalla Coldiretti, è in grado di creare un volume di affari pari a 3,1 miliardi di euro, di cui il 30% ottenuto tramite le importazioni da paesi stranieri.
Il biologico italiano, rispetto ai concorrenti degli altri paesi europei, vanta il maggior numero di aziende e operatori certificati, un numero che cresce costantemente del 3% ogni anno, così come la superficie coltivata che è aumentata del 6,4% rispetto al 2011.
Perché aumento i consumi del biologico?
A causa delle ultime allerte alimentari nei confronti di alimenti prodotti industrialmente e venduti soprattutto surgelati (partendo dalla carne di cavallo alletorte di cioccolato con le feci di animali), è preferibile spendere un po' di più sui cibi, ma almeno essere sicuri della loro provenienza.

Il biologico alimentare in cifr

Salgono in Italia le aree dedicate al settore: +6,4% – Nel 2013 i consumi aumentano dell'8,8%
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Si espande ulteriormente la filiera biologica in Italia: in superficie coltivata, in produzione, nella distribuzione al dettaglio e nella ristorazione, nei consumi interni e nell’export.
Lo conferma l’Osservatorio Sana 2013 sulla vendita e il consumo di alimenti biologici, curato da Nomisma per Bologna-fiere, che ha realizzato un’indagine, condotta in base alle fonti ufficiali disponibili, presentata al 25° Salone internazionale del biologico e del naturale a Bologna nell’ambito del convegno «Osservatorio Sana 2013: tutti i numeri del bio made in Italy».

 Aree coltivate 
Secondo i dati Sinab-Servizio d’informazione sul biologico (istituito presso il Mipaaf), le aree dedicate alle colture bio hanno raggiunto nel 2012 una superficie di 1.167.362 ha (9% della superficie agricola italiana), con un incremento del +6,4% rispetto al 2011.
Le aree bio più estese risultano quelle destinate alle colture foraggere, con una superficie complessiva di 255.003 ha, seguite da cereali (210.543 ha), prati e pascoli (205.156 ha), uliveti (164.488 ha) e agrumi (25.340 ha).
Le colture bio che hanno registrato un maggiore incremento in termini di superfici coltivate sono quelle dell’olivo (+16% rispetto al 2011), degli agrumi (+15%) e dei cereali (+14%) e a vite (+8,6%), mentre sono scese quelle destinate agli altri seminativi (-52%), alle piante da radice (-36%) e alle colture industriali (-15%).

 Gli operatori bio 
In Italia (dati Sinab) la filiera bio comprende 49.709 operatori: 40.146 agricoltori, 5.597 trasformatori, 3.669 agricoltori-trasformatori e 297 importatori.
Rispetto al 2011 si registra un incremento del numero totale di operatori bio del +3%. Sicilia, Calabria e Puglia sono le regioni pilota rispetto al numero di operatori e registrano, rispettivamente, 7.918, 7.201 e 6.111 unità.
In particolare, la Puglia ha segnato nel 2012 un incremento del +20% rispetto al 2011 degli operatori della filiera del bio

 Gli operatori retail 
Nel nostro Paese sono aumentati anche i negozi specializzati che vendono prodotti biologici: dalle 1.163 unità registrate nel 2010 si è arrivati nel 2012 a 1.270 (dati BioBank).
Più in dettaglio, il Sud e le Isole e le regioni del Nord-Ovest hanno registrato rispetto al 2010 un incremento del +14 per cento.

 I consumi 
Secondo dati Nomisma, nel 2012 il peso dei consumi alimentari bio in Italia è stato dell’1,45% sul totale dei consumi alimentari. Per altre fonti si raggiungerebbe anche il 2 per cento.
Nel 2012, le vendite complessive bio in tutte le tipologie di canali (gdo, pdv specializzati, ristorazione) si sono attestate a 2 miliardi di euro annui con una variazione percentuale positiva del +6,7% rispetto al 2011.
Anche nel 2013 i consumi bio viaggiano col vento in poppa. Nel primo semestre 2013, mentre risultano in calo le vendite alimentari totali (-1,8%), volano i consumi domestici dei prodotti bio confezionati, con una variazione positiva rispetto al 2012 del +8,8% (dati Ismea/Gfk-Eurisko).
Per tutte le categorie merceologiche bio la variazione degli acquisti 2011-2012 è stata positiva: ortofrutta fresca e trasformata +8%, lattiero caseario +4,5% , biscotti, dolciumi e snack +23 per cento. Leggera flessione solo nell’acquisto di uova (-2% nel 2012 rispetto al 2011).
Nel 2012, gli acquisti domestici in gdo di prodotti biologici confezionati si sono concentrati soprattutto nel Nord Italia (70,8% degli acquisti); nel Centro Italia il 22,3% e il 6,9% nel Sud Italia.

 I bioconsumatori 
Nel 2013 il 54,5% dei consumatori italiani ha avuto almeno una occasione di acquisto di prodotti biologici.
Secondo l’indagine Nomisma, il 32,4% dei consumatori di biologico acquista ogni giorno o quasi prodotti alimentari bio, il 31,5% almeno una volta alla settimana.
Per il 71,2% dei consumatori bio la sicurezza degli alimenti biologici rappresenta la motivazione trasversale dell’acquisto, ma tra i frequent users aumenta la quota (29%) di chi acquista i prodotti bio perché considerati buoni.
Il Ministro delle Politiche Agricole Nunzia de Girolamo intervenendo al convegno «Verso l’Expo 2015, Nutrire il pianeta in modo sostenibile» ha affermato «e il settore biologico ci ha dato un esempio importante di cui tenere conto: ha saputo, con la sua crescita, spezzare il pregiudizio che vuole la sostenibilità contrapposta alla produttività e alla competitività».

Source: Ladigetto (http://goo.gl/h2BwPo)